Pronuncia: perché conta più della grammatica (e come supportarla a casa)
Quando un bambino inizia l’inglese, la prima cosa che notano i nonni è la pronuncia. “Senti come parla bene”. Non è un dettaglio: è l’indicatore più affidabile di quanto un bambino “ha l’orecchio” per la lingua.
Perché la pronuncia conta più della grammatica
Un bambino italiano che dice “I have ten years” invece di “I am ten years old” sta facendo un errore di grammatica. Lo correggerà presto, perché lo sente correttamente intorno a sé.
Ma se quel bambino impara a pronunciare “thank” come “tenk”, quella pronuncia diventa difficilissima da correggere dopo. Le orecchie e la bocca si abituano a posizioni specifiche, e cambiarle a tredici anni richiede dieci volte lo sforzo che richiedeva a sette.
Per questo, all’inizio del percorso, lavoro sulla pronuncia molto più che sulla grammatica. La grammatica arriva. La pronuncia si stratifica.
Tre attività per casa, anche se non parli inglese
1. Cartoni in inglese, senza sottotitoli italiani. Non sentirsi obbligati a “tradurre”. Lasciare che le immagini facciano il loro lavoro. Funziona benissimo dai 5 anni in su.
2. Canzoncine ripetute. “Wheels on the bus”, “Old MacDonald”, “Twinkle twinkle”. Le canzoni si imparano per imitazione fonetica, ed entrano in memoria muscolare. Bastano cinque minuti al giorno.
3. Audiolibri. Per i più grandi, dagli 8 anni: ascoltare una storia letta da un madrelingua, anche senza capire ogni parola, allena l’orecchio. Su Audible o Spotify trovi tantissimi titoli per bambini.
Una cosa che i genitori italiani spesso non sanno
Le scuole italiane, specialmente alle elementari, insegnano pochissima pronuncia. È un limite del sistema, non della singola insegnante. Per questo il supporto a casa, anche minimo, fa una differenza enorme negli anni.
Quindici minuti al giorno di “ascolto puro” valgono più di un’ora settimanale di esercizi di grammatica.
